Santa Maria della Grotta - Marsalapolis

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Santa Maria della Grotta


Santa Maria della Grotta
Costituisce uno dei luoghi identificativi della città, tra lo stadio comunale e il cimitero. L'interno è stato vandalizzato e trasformato in ovile. Il patrimonio artistico in rovina è costituito da una necropoli punica, una cava di età romana e poi una serie di catacombe. "Per il restauro servono più di sette milioni di euro", spiegava nel marzo 2014 Marisa Famà, allora direttore del Museo archeologico regionale. E in passato non sono mai stati utilizzati neanche i fondi europei.

Notizia storica
Nell’anno 1072 Roberto il Guiscardo, conquistata Palermo, fondò presso il mercato di Segallarath (Ballarò), dove oggi sorge la chiesa di Casa Professa, un cenobio in onore di S. Maria della Grotta, dotandolo di parecchi feudi esistenti in Marsala ed affidandolo ai padri dell’ordine di S. Basilio Magno. Nel 1098 Cristodulo, ammiraglio di Sicilia, fondò a Marsala auctoritate Rogerii il monastero di S. Maria, affidandolo ai padri basiliani. Nel 1197 Enrico VI e Costanza riunirono i due monasteri sotto un’unica giurisdizione. Tale unione fu confermata nello stesso anno da papa Innocenzo III. Nel 1552 infine l’imperatore Carlo V decretò che nel convento predetto subentrassero ai padri dell’ordine basiliano quelli del collegio palermitano dei gesuiti.

Bibliografia:
S. Cusa, I diplomi greci e arabi di Sicilia, 2 voll. Palermo 1868
C.A. Garufi, I diplomi inediti dell’epoca normanna in Sicilia, Palermo 1889
E. Winkelmann, Acta Imperii inedita saeculi XIII, 2 voll., Innsbruck 1880

Ecco chi erano i Basiliani, i monaci custodi dell’Abbazia di Santa Maria della Grotta
Nel nostro territorio la presenza dei monaci basiliani è stata accertata sia nel santuario della Madonna della Grotta che nel monastero situato nella piccola isola di San Pantaleo, l’antica Mothya. Ma chi erano questi religiosi? I basiliani si ispirano alla regola dettata da San Basilio Magno, un vescovo e teologo greco, venerato dalle Chiese cristiane come santo. I monaci possono seguire sia il rito greco che latino, anche se spesso vengono erroneamente indicati come basiliani tutti i monaci cattolici di rito greco. Nella sua regola San Basilio presenta la vita monastica come lo stato ideale per raggiungere la perfezione cristiana, o meglio invita tutti, anche chi oggi definiremmo laico, a condurre, indipendentemente dalla propria condizione esistenziale, uno specifico stile di vita. San Basilio fondò i suoi monasteri, abitati da piccole comunità di monaci, non in luoghi deserti o impervi, ma nelle città o nelle loro vicinanze, in modo che la scelta del silenzio e del raccoglimento fosse legata alla dimensione caritativa verso i poveri. Diede vita così a delle vere e proprie cittadelle dove i monaci davano lavoro ai bisognosi, assistevano i malati, i poveri e gli orfani. Queste cittadelle, in seguito, furono denominate “basiliade”, ossia "città di origine basiliana". In Oriente l'ordine basiliano ebbe subito grande sviluppo; in Occidente si diffuse a partire dal 726, allorché - a seguito dell’editto iconoclasta dell’imperatore bizantino Leone III detto l’Isaurico, che ordinava la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell’Impero - i Basiliani vennero perseguitati e uccisi. La violenza della iconoclastia mise in fuga migliaia di monaci che per sfuggire alla persecuzione si rifugiarono nelle estreme regioni meridionali dell'Italia e nel Salento e furono costretti a nascondersi in luoghi solitari come grotte, foreste e sulle pendici delle colline che divennero luogo d'alloggio e di preghiera. A volte, quando non potevano adattare grotte naturali, scavavano nella roccia più friabile, dove creavano dei rifugi simili a pozzi. All'interno c'era il "giacitoio", dove riposavano i monaci, e la cripta con parete affrescata destinata alla celebrazione della messa. All'ingresso delle “laure”- come testimonia la chiesa di Santa Maria della Grotta - c'era sempre un'immagine della Madonna detta "Vergine Portinaia" destinata, secondo i monaci, a custodire il rifugio. Nell’843 ebbe fine la persecuzione iconoclasta e i monaci abbandonarono i rifugi per dar vita a chiese e monasteri che divennero ben presto importanti centri culturali e sociali: si occupavano dell'istruzione dei fanciulli e degli adulti, insegnavano le tecniche della pesca e dell'agricoltura, dissodavano la terra, rendevano fertili le paludi e le affidavano alla gente del posto per coltivarle.
Fu durante la conquista normanna della Sicilia che i monaci basiliani si insediarono a Marsala. Infatti, nel 1097 il conte Ruggero stabilì che a Marsala fosse edificata una abbazia di rito greco della Regola di San Basilio – prima fondazione cristiana dopo il periodo di dominazione islamica – denominata Santa Maria della Grotta. Con la fine della dinastia normanna la piccola comunità, non più protetta, si ridusse progressivamente e alla fine del XII secolo l’abbazia venne unificata alla omonima abbazia di Palermo. Oggi in Italia possiamo trovare i monaci basiliani a Seminara, in provincia di Reggio Calabria e, in osservanza della Regola di San Basilio, essi continuano a seguire uno stile di vita frugale e la loro giornata continua ad essere scandita dalla preghiera in comune recitata sette volte al giorno: dall’alba alla mezzanotte.





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