Oro bianco - Marsalapolis

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Oro bianco

Cenni storici sul sale e le saline
Il sale, da sempre, è stato uno degli elementi fondamentali ed insostituibili nella alimentazione dell’uomo, sia che provenisse dalle profondità della terra sia che fosse estratto dalle acque del mare. Per tale ragione è entrato a far parte delle mercanzie più pregiate, e che il possesso del territorio dove sorgevano le saline o le miniere di salgemma rendesse automaticamente molto ricca la popolazione che vi risiedeva. Nella visione mercantilistica nella quale si è soliti inquadrare i Fenici, è ovvio pensare che commerciassero anche il sale e, quando possibile, installassero le proprie colonie in zone che permettevano la coltivazione del prezioso elemento. Le conoscenze al momento in nostro possesso non consentono di affermare con certezza che le attuali saline esistenti nel bacino del Mediterraneo fossero già produttive all’epoca dei primi commerci fenici.
Le prime testimonianze certe per l’area orientale risalgono al V secolo a.C. risalgono all’epoca romana legata, soprattutto, alla produzione del garum, il condimento base utilizzato nella cucina romana, ma i primi documenti esaustivi sulle saline e sui commerci ad esse legati si hanno non prima del XIII secolo.
I siti archeologici fenici, sia in Italia che nel resto del Mediterraneo, legati alle zone ove sono presenti aree con saline sono diversi. Uno di questi può essere il caso della colonia fenicia di Mozia, in Sicilia, nella Laguna dello Stagnone di Marsala, inserita all’interno di una zona di saline ancora in produzione. Ma, proprio di questo sito, non si hanno testimonianze certe dell’estrazione del sale da parte dei Fenici di Mozia. Tra i reperti rinvenuti negli scavi di Mozia relativi al periodo fenicio punico non sono stati trovati elementi tali da far pensare ad una produzione di sale, tuttavia è interessante notare che l’invaso posto nella zona sud dell’isola, noto come kothon, fu trasformato, probabilmente nel medioevo, in una salina e con il nome “salina” è indicato in una pianta del XVI secolo e così è ancora chiamato dai custodi anziani di Mozia.
Le prime notizie storiche sulle saline dello Stagnone sono dovute al geografo arabo Idrisi che nel 1154 visitando la città di Trapani notò la presenza di una salina proprio davanti la città. Nel periodo aragonese (XIV secolo) le saline furono assegnate dai monarchi in concessione, anche a saldo di debiti, e questo favorì il loro moltiplicarsi. Lungo la fascia costiera compresa tra Monte Cofano e il promontorio di San Teodoro dal piccolo gruppo iniziale, circa venti saline attive nel XV secolo, si arriverà ad avere la presenza contemporanea di circa cinquanta saline, poco prima della Seconda Guerra mondiale.
Una così fiorente attività economica, legata alla raccolta del sale, è stata favorita dalle ottime condizioni fisico-ambientali della zona: terreni bassi e impermeabili con clima abbastanza asciutto per circa sei mesi l’anno, intensa salinità delle acque dello Stagnone che favorisce una maggiore concentrazione di sale rispetto ad altre zone, assenza di piogge per lunghi periodi, frequente presenza di venti che facilitano l’evaporazione e fanno funzionare i mulini. Col passare dei secoli l’industria della salina è rimasta sostanzialmente la stessa: pochi gli ingredienti e sempre uguali, poche le innovazioni e marginali.
La salina è strutturata in una serie di vasche circondate da argini e foderate con argilla impermeabile . La prima vasca (“fridda”) profonda da mezzo metro a un metro circa, è la più grande di tutto l’impianto e l’acqua entra con l’alta marea. Dopo una sosta, l’acqua passa dalla “fridda” alla “reticalda”, quindi a un’altra serie di vasche evaporanti di dimensioni inferiori dette “ruffiane” dalle quali l’acqua, sempre più densa, passa alle “cauri” per raggiungere poi l’ultimo ordine di vasche, cioè le “caseddi”, dove si formerà il sale. Ad ogni passaggio di vasca, grazie all’evaporazione, l’acqua del mare aumenta il grado di salinità sino a quando è pronta per la produzione del sale. Quando l’acqua nelle “cauri” raggiunge i 25°-28° Baumè, i sali meno solubili cristallizzano e l’acqua prende un colore rossiccio causato dallo sviluppo di microrganismi, la cui successiva decomposizione determina un caratteristico odore e produce una schiuma rossastra.
Con la completa evaporazione dell’acqua si forma una crosta solida che è rotta a mano con un attrezzo simile ad una pala. Una volta frantumato, il sale viene ammucchiato in piccoli cumuli che, in seguito, con l’aiuto di un nastro trasportatore alimentato da un motore a scoppio, una delle poche concessioni alla modernità, i salinari fanno confluire in un unico grande mucchio con le pareti spioventi. Per proteggere questi cumuli dall’azione delle intemperie e soprattutto
per evitare che la pioggia dilavi il sale faticosamente raccolto, la superficie viene coperta con tegole e coppi in modo che si possa terminare il raccolto in tutta la salina e poi avviare il sale alla raffineria di Trapani, oggi su camion, un tempo su caratteristiche imbarcazioni chiamate “schifazzi”. In tutto il ciclo hanno grande importanza la presenza e l’esperienza del salinaio. Ciascun ciclo di produzione del sale dura una cinquantina di giorni e tre sono in genere i raccolti in una stagione. Il lavoro però comincia già da marzo, quando si deve procede alla pulitura e alla rimessa in opera delle vasche, spesso sommerse dall’acqua nel periodo invernale.
Le saline, impianti produttivi presenti e caratterizzanti le due aree del litorale siciliano occidentale in esame, sono tipici della cultura e dell’isola. Sono proprio le saline a determinare, nei luoghi della loro localizzazione (Trapani, Paceco e Marsala) la qualità del paesaggio.
Le saline “rappresentano le esplicitazioni di un rapporto armonico tra geografia (natura) e geometria (artificio) connotando l’architettura dell’ambiente. Ogni salina comprende impianti, ordini di vasche, canali, attrezzature disposti a formare uno schema regolare a griglia caratterizzato dalla costante presenza dell’acqua che da mare diventa pianura liquida (F. Braudel)”. Accanto, il sale accumulato in prismi trapezoidali ricoperti di coppi di terracotta, i mulini e le case dei salinari e la luce abbagliante. Di seguito la classificazione dei beni isolati presenti nell’aree

1. Adragna e Cantoni),
2. Alfano,
3. Bella
4. Draghetto,
5. Ettore Infersa
6. Galia
7. Galia Marianna
8. Galia Nuova,
9. genna
10. Gianquinto
11. Grande
12. Mare di Paceco,
13. Margi
14. Maria Stella
15. Maria Stella
16. Morana,
17. Moranella
18. Paceco Poma
19. Ronciglio,
20. S.Francesco
21. Salina Fiume
22. Salinella
23. san teodoro
24. vecchia Salina Paceco
25. Vecchia,
26. Vecchiarella,
27. Zavorra

Saline del trapanese

Il complesso produttivo della Sosalt di questa salina si sviluppa a cavallo dei Comuni di Trapani e Paceco occupando una superficie complessiva di circa 335 ha. L’unità produttiva include le saline: Ronciglio, Galia Nuova, Paceco (Paceco Poma, Paceco Adragna e Cantoni), Zavorra, Mare di Paceco, Draghetto, Maria Stella lato-ovest, Vecchia, Vecchiarella, Moranella, Morana, Alfano, Margi Gianquinto e Galia Marianna. Il sistema di saline costituisce l’unica realtà industriale di estrazione del sale nel Trapanese. Le procedure di raccolta sono ampiamente meccanizzate e la produzione annuale può raggiungere le 55.000 t.

Saline Morana, Moranella, Alfano, Vecchia e Vecchierella (114 ha) Queste saline, un tempo autonome, oggi rientrano nel sistema produttivo della SOSALT come “fredde” a servizio dei due percorsi che si concludono con i terminal di estrazione della salina Galia Nuova e della salina Ronciglio.

Nelle saline Morana, Moranella e Alfano si effettua anche produzione di pesce; su un totale di 75 ha si ha una produzione di circa 30 q.


Salina Paceco
Questa salina un tempo divisa in: Paceco-Poma, Paceco-Adragna e Cantoni si estende su
una superficie di quasi 75 ha. Rientra nel sistema della SOSALT come “bacino di acqua cruda” a servizio dei due terminal di Ronciglio e Galia Nuova per gran parte della sua estensione e come “calde” a servizio di Galia Nuova nella porzione più a nord. Sono ancora presenti tre mulini ormai completamente inutilizzati.

Salina Mare di Paceco
Confina a nord con la salina Zavorra, a est con la salina Paceco e a sud con il canale Baiata. Può essere considerata il “vaso governo” del sistema che termina con le cristallizzanti della salina. Ronciglio e della salina Galia Nuova. ha un’estensione di 27 ha.

Salina Zavorra
La superficie degli invasi di questa salina ammonta a circa 19 ha. Confina a nord con la salina Ronciglio, a est con la salina Galia Nuova e la salina Paceco, a sud con la salina Mare di Paceco , a ovest con il mare. È la zona delle “calde” dove l’acqua raggiunge elevate concentrazioni di sali prima di essere trasferita alle vasche cristallizzanti della salina Ronciglio.

Salina Ronciglio
Superficie complessiva 26,55 ha. Confina a nord con il Porto di Trapani, a ovest con il mare, a est con il canale di mezzo e a sud con la salina Zavorra. Sull’intera superficie della salina sono presenti vasche di cristallizzazione dalle quali ogni anno si estrae un quantitativo di circa 22.000 t.

Salina Galia Nuova
Superficie complessiva circa 19 ha. Confina a nord, a ovest e a sud con il canale di mezzo e a est con la Salina Galia Teresina. Anche questa salina è stata interamente destinata a zona di estrazione e ogni anno vi se ne producono circa 14.000 t.

Salina Galia Marianna
La salina Galia Marianna ha una superficie di 15 ha. Confina a nord con la salina Galia Rizzo, a est con le saline Bella e Draghetto, a sud con un'altra porzione della salina Draghetto e a ovest con la salina Galia Canino. Questa salina costituisce l’inizio di un sistema produttivo che termina con le cristallizzanti della salina Margi Gianquinto. La Salina Galia Marianna può essere considerata come la “fredda” di questo sistema di estrazione. È presente un mulino ormai distrutto.

Salina Draghetto
I bacini di questa salina che si estendono su una superficie di circa 10 ha costituiscono i “bacini di acqua cruda” del sistema di estrazione che si conclude con le cristallizzanti della salina Margi Gianquinto.

Salina Margi Gianquinto
La salina Margi si estende su una superficie di circa 36 ha. È uno dei tre terminal di estrazione della SOSALT e ogni anno vi si estraggono circa 19.000 t di sale. Confina a nord con le saline Paceco e Draghetto, a est con le vasche dell’ex Maria Stella (lato ovest)
e a sud con il canale Baiata.

Salina Maria Stella lato ovest
Queste vasche un tempo facevano parte del secondo circuito della salina Maria Stella, oggi rientrano nel complesso della SOSALT come vaso governo del sistema “Margi”.

Salina Alestra
Attività: piscicoltura, è una porzione dell’ex salina Brignano. Si estende su una superficie complessiva di circa 13 ha e confina a ovest con il canale di mezzo e a sud con la salina Giuffrida. Non vi si effettua più produzione di sale e le vasche non si differenziano da un punto di vista  funzionale. La salina continua ad essere utilizzata per la produzione di pesce che si aggira intorno ai 4-5 q considerando anche la produzione dell’adiacente salina Giuffrida. Sono ancora visibili i resti di un antico mulino ormai quasi interamente distrutto.

Salina Giuffrida
Attività: piscicoltura
È anche questa una quota dell’ex salina Brignano. Si estende su una superficie di circa 11
ha e confina a sud e ad ovest con il canale di mezzo, a nord con la salina Alestra. Sono
presenti i resti di un mulino. La salina si presenta come un unico bacino in cui si effettua
solo piscicoltura.

Salina Reda
Attività: piscicoltura
La superficie sommersa di questa salina oggi ammonta a circa 20 ha. Confina a sud con le
saline Galia Rizzo e Bella, a ovest, nord ed est con la città. In un piccolo invaso (superficie circa 1 ha) si effettua ancora piscicoltura con una produzione che può arrivare a 3 q per campagna. Un tempo erano presenti tre mulini uno dei quali oggi risulta inglobato in una proprietà adiacente.

Salina Galia Teresina
In seguito alla divisione della salina Galia, questa quota è rimasta isolata al centro di altre saline. La superficie complessiva è di circa 10 ha. In questa salina, che confina a ovest con la salina Galia Nuova e con la salina Paceco, a nord con il canale, a est con la salina
Galia Rizzo e a sud con la salina Galia Canino, si effettuano sia salicoltura che piscicoltura con produzioni che possono arrivare alle 1.500 t annue per il sale e ai 2 q per campagna per il pesce che viene allevato su una superficie di circa 1,2 ha. È ancora presente un mulino di tipo “olandese” ormai in disuso.

Salina Galia Rizzo
Attività: salicoltura-piscicoltura
Sita in contrada Galia si estende su una superficie complessiva di poco inferiore a 11 ha. Fa parte del complesso di saline interne che si sviluppano ad una distanza media dalla costa di circa 800 metri. Confina a nord con le saline Reda e Giuffrida, a est con la salina Bella, a sud con la salina Galia Marianna e a ovest con la salina Galia Canino. La salina in passato ha prodotto fino a 5 q di pesce a campagna, la produzione di sale invece è di circa 1.500 t annue. È presente un mulino di tipo “olandese” ormai fatiscente.

Salina Galia Canino
Attività: salicoltura
Superficie totale circa 12 ha. Confina a nord con le saline Galia Teresina e Galia Rizzo, a est con la Salina Galia Marianna, a sud con la salina Draghetto e a ovest con la Salina Paceco. La produzione di sale è di circa 1.700 t annue. Da qualche anno la salina non viene sfruttata per la piscicoltura ma in passato, nelle fredde, si producevano fino a 5 q di pesce. Un mulino di tipo “olandese” è stato recentemente restaurato.

Salina Bella
Attività: al momento nessuna
Si estende su una superficie di 25 ha. Confina a nord con la salina Reda, a est con la strada provinciale, a sud con la salina Draghetto, a ovest con le saline Galia Marianna e Galia Rizzo. Quando era in funzione la salina garantiva una produzione di sale di circa 3.000 t annue e fino a 5 q di pesce allevati su una superficie di 3,5 ha. I tre mulini ancora esistenti sono in disuso. Come altre saline interne questa salina viveva il problema dell’approvvigionamento dell’acqua che avveniva attraverso un canale interno che necessitava di una costante pulizia, per il continuo intasamento, causato dall’abbandono della rete idrica principale e di alcune saline limitrofe.

Salina Maria Stella
Attività: salicoltura-piscicoltura
Un tempo la salina Maria Stella si estendeva sia a ovest che a est della strada provinciale con una superficie totale di quasi 35 ha. Oggi le vasche del “lato ovest” sono il “vaso governo” del sistema di estrazione della salina Margi Gianquinto. Il lato est conserva un’organizzazione che ogni anno garantisce una produzione di circa 2.000 t. Nelle fredde alleva fino a 5 q di pesce. Sono ancora presenti due mulini, uno dei quali, di tipo “olandese” è stato restaurato.

Salina Calcara
Attività: salicoltura-piscicoltura
Sita in contrada “vecchia” del comune di Trapani, un tempo la salina Calcara si estendeva su una superficie di 40 ha, oggi sono in corso dei lavori che ne cambieranno la struttura. Questa salina ha una produzione annua di circa 1.000 t di sale. La produzione di pesce, con la vecchia organizzazione, poteva arrivare ai 5 q per campagna di pesca. Sono presenti i resti di quattro mulini ormai completamente abbandonati e degli immobili (7500 mc) dove un tempo funzionava una raffineria azionata da mulino a vento.

Salina Chiusa Lato Mare
Attività: salicoltura-piscicoltura
È la più esterna tra le saline del complesso di Nubia e deriva dal frazionamento della salina Chiusa-Platamone. Si estende su una superficie di circa 15 ha e confina a nord e a ovest con il mare, a est con la salina Chiusa. La produzione di sale ammonta a circa 1.500
t annue e nelle fredde si pescano fino a 5 q di pesce a campagna. Sono ancora visibili due
mulini delle due tipologie, dei due quello “olandese” è stato restaurato a nei locali adiacenti è stato realizzato un museo del sale, il mulino “americano” è in disuso.

Salina Chiusa
Attività: salicoltura-piscicoltura
Estensione complessiva circa 25 ha. La salina produce annualmente fino a 1.700 t di sale. La produzione di pesce invece può raggiungere i 10 q a campagna. I due grandi invasi utilizzati per l’ingrasso consentono di avere un prodotto di taglia commerciabile ogni anno, data la possibilità di alternare la pesca nei bacini. La fredda centrale tra quelle confinanti con il mare è adibita a vaso di rimonta per gli avannotti che a conclusione del primo anno vengono trasferiti nei bacini per l’ingrasso.


Salina Chiusicella
Attività: salicoltura-piscicoltura
Si estende su una superficie di 7,5 ha. Vi si estraggono annualmente 1.300 t di sale. La produzione di pesce, data anche la scarsa superficie destinata a questo scopo, non è alta e ammonta a circa 1 q per ogni campagna di pesca.

Salina Anselmo
Attività: piscicoltura
Ricopre complessivamente una superficie di quasi 27 ha. Vi si effettua soltanto acquacoltura con una produzione che può arrivare a 5 q. Un piccolo invaso prossimo al mare viene destinato alla rimonta degli avannotti. Sono ancora presenti due mulini uno dei quali parzialmente restaurato.

Salinella Settebocche
Attività: salicoltura-piscicoltura
Situata in contrada Salina Grande si estende a nord dell’argine del Torrente Verderame e ricopre una superficie complessiva di 35 ha. La salina ha una discreta produzione di sale che può raggiungere le 3.000 t annue. La produzione di pesce ammonta facilmente a 5 q. La fredda a nord del mulino centrale viene utilizzata come vaso di rimonta per il novellame. Sono presenti due mulini delle due tipologie ormai entrambi in disuso anche se in discreto stato di conservazione.

Salina Grande
Attività: salicoltura-piscicoltura
È ufficialmente la salina più antica del trapanese e si estende su una superficie complessiva di quasi 39 ha. Confina a nord con il torrente Verderame. Tra la zona delle fredde e quella delle vasche di servizio troviamo gli invasi della salina Lago. La salina ha una produzione di 2.300 t di sale e può arrivare a produrre fino a 5 q di pesce a campagna. Il mulino non viene utilizzato da molti anni.

Salina Lago
Attività: salicoltura-piscicoltura
Confina con la salina Salina Grande e ricopre una superficie di 16 ha. La produzione di sale ammonta a 1.500 t, il pesce può raggiungere i 5 q per campagna.

Salina Uccello Pio
Attività: salicoltura-piscicoltura
Ubicata in contrada Salina Grande questa piccola salina, situata a nord della salina S.Francesco, occupa una superficie complessiva inferiore a 4 ha. Vi si effettua soltanto l’allevamento estensivo di specie ittiche pregiate quali spigole, orate e mugilidi con una produzione che può arrivare ai 5 q di pescato per campagna. Un vecchio mulino di tipo “olandese” è stato restaurato e si conserva in ottimo stato.

Salina San Francesco
Attività: piscicoltura
A sud della salina Uccello Pio e della foce del torrente Maurigi si estende su un’area di 25 ha la salina San Francesco. In questa salina, che continua a conservare una certa organizzazione in vasche, ormai da tempo non si effettua più l’estrazione del sale. L’unica attività rimasta è l’allevamento del pesce in estensivo; per questa attività viene utilizzata un po’ tutta la superficie della salina e la produzione può arrivare ai 10/12 q per campagna. Dei due mulini, entrambi in disuso, solo uno si conserva in discreto stato.
Salina Fiume
A ridosso del lido di Marausa è presente questa piccola salina che un tempo occupava un’area di 18 ha. Oggi è una delle poche dove non si effettua alcun tipo di attività. Anni addietro veniva utilizzata per la piscicoltura oggi è praticamente in stato di abbondono.


Saline del marsalese
Salina San Teodoro
Attività: acquicoltura in intensivo
Ha una superficie complessiva di 65 ha ed è situata sulla bocca nord dello Stagnone di Marsala. In questa salina il sistema produttivo differisce rispetto a quello delle altre per la densità del pesce allevato e per la tipologia di allevamento. Non tutti i bacini vengono utilizzati ai fini produttivi anche se alcuni lavori in corso presto cambieranno l’organizzazione delle vasche aumentando la superficie disponibile. Sono presenti i ruderi di due antichi mulini, uno di tipo americano.

Salina Infersa
Attività: salicoltura
Si estende su una superficie totale di 38 ha in contrada Spagnola a Marsala; confina a est con la laguna dello Stagnone di Marsala. Vi si estrae sale e la produzione ammonta a 6000 t. Sono ancora presenti tre mulini.

Salina Ettore
Attività: salicoltura-piscicoltura
La salina Ettore si estende immediatamente a sud della salina Infersa su una superficie di 47 ha. La produzione di sale è di 8.000 t, mentre quella di pesce varia da 3 a 5 q. Dei due mulini presenti, quello di tipo “olandese” è stato fedelmente ricostruito.

Salina Genna
Attività: salicoltura-piscicoltura
Superficie totale circa 25 ha. Da questa salina si estraggono annualmente 1.800 t di sale, la produzione di pesce può arrivare anche a 5 q. Questa è l’ultima salina sulla costa che da Trapani va a Marsala.

Ex Icemare
Sulla superficie della salina Curto, che un tempo si estendeva per circa 25 ha, si trovano le vasche cristallizzanti di un grande sistema di estrazione che comprende le saline: Curto, Altavilla e Straboria. Questo sistema ha una produzione di circa 11.000 t di sale.

Salina Altavilla
La superficie della salina Altavilla, insieme ad una porzione della salina Curto (superficie pari a circa 66 ha), è adibita a “bacini di acqua cruda” del sistema di estrazione.

Salina Straboria
La salina Straboria rappresenta i bacini di prima entrata, ovvero le “fredde” del sistema.

Salina Scorsone
Attività: piscicoltura
Questa salina ricopre una superficie di circa 10 ha. Oggi viene sfruttata unicamente per l’allevamento di pesce e vi si producono fino a 4 q di pesce all’anno. L’unico mulino presente è in disuso.
Salina San Vincenzo
La salina San Vincenzo, che un tempo si estendeva su una superficie di 35 ha, oggi risulta
abbandonata.

Salina Fra Giovanni
Attività: salicoltura-piscicoltura
La salina Fra Giovanni ha una superficie di circa 18 ha. La produzione di sale ammonta a 2.000/2.500 t. La produzione di pesce di questa salina sommata a quella dell’adiacente salina Carco può raggiungere i 10 q.

Salina Carco
Attività: salicoltura-piscicoltura
La salina Carco, che ricopre una superficie complessiva di 35 ha, è la salina posta più a sud dell’Isola Grande.



Pagine edite a Marsala, a cura di Fosco dei Foschi
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