Marsala nel grand tour - Marsalapolis

Vai ai contenuti

Menu principale:

Marsala nel grand tour


C’era una volta
Tra il XVI e il XVII secolo si era diffusa in Europa, presso l’aristocrazia e l’alta borghesia, la moda del Grand Tour come complemento indispensabile del percorso educativo e formativo per i propri giovani: un viaggio di circa tre anni nelle maggiori città. L’itinerario tipico del viaggio in Italia, reso celebre da Byron, Goethe, Stendhal, era codificato su un percorso circolare che toccava Torino, Genova, Firenze, Roma, Napoli, spesso la Sicilia, risaliva a Venezia e si concludeva a Milano. Più che di villeggiatura, tuttavia, si trattava di viaggi. L’Italia attirava gli stranieri perché era relativamente economica ed era stupenda: il Grand Tour si trasformò presto in tanti piccoli “tour”, effettuati da gente di estrazione più modesta. Nessuno nuota. Ci si bagna d’inverno a scopo esclusivamente curativo, fare il bagno in mare durante l’estate viene visto come una moda da primitivi: per le classi privilegiate la pelle chiara costituisce uno status symbol e l’abbronzatura viene considerata tipica dei contadini, dei pescatori o dei malati. Durante l’ozio i nobili maschi evitano l’esposizione al sole e le donne si riparano con ombrellini e si schiariscono la pelle con la cipria. Sulle spiagge le persone passeggiano, discorrono, giocano. Non esistono i costumi da bagno né si vedono persone stese al sole. La tenuta da spiaggia è quella da passeggio: giacca, cravatta e bombetta per gli uomini, vestiti lunghi fino ai piedi con cappellini ricamati per le signore. Al sole non è riconosciuta nessuna funzione terapeutica; la spiaggia costituisce un semplice prolungamento della passeggiata nel centro cittadino ed è priva di strutture per la sosta. Visto che i turisti cercano un mare freddo, gli hivernants, come venivano chiamati, arrivano in ottobre e ad aprile, pian piano, se ne vanno: oltre agli inglesi con problemi polmonari (il “mal sottile”) cominciarono ad arrivare borghesi e aristocratici di tutta Europa, persone facoltose in cerca di svaghi e divertimenti. Non il turismo balneare al quale siamo abituati oggi, ma il turismo climatico: quando al Nord c’è nebbia e freddo, qui in riva al mare il clima è mite. Agli ulivi, alle viti e agli alberi da frutto si sostituiscono in parte le palme che ricordano il sole dell’Africa, magnolie, cipressi e piante esotiche, all’insegna del gusto e della raffinatezza. La scoperta del’abbronzatura della pelle per effetto del sole a cavallo tra ‘800 e ‘900 e le funzioni benefiche  dal sostare nelle spiagge diventa centrale nella vita dei villeggianti. Per questo, dove si passeggiava ora ci si sdraia per sentire il caldo del sole sulla pelle e il bagno perde la sua funzione terapeutica per diventare un momento di svago, così come era sempre stato per i ceti popolari. Anche il «colore del sole», l'abbronzatura, acquista un nuovo status e diventa il simbolo della vacanza e della ricchezza.  Nella traduzione italiana il termine “tourist” diventa “giramondo”. “Turismo” compare per la prima volta nella lingua italiana nel 1904, all’inaugurazione di una fiera a Bologna. Ma torniamo agli anni in cui si realizzano appieno i vantaggi dell’unificazione d’Italia: eliminazione delle barriere doganali interne, un unico sistema monetario, lo sviluppo dei collegamenti ferroviari. La clientela è internazionale e molti alberghi adottano nomi stranieri (solo più tardi, in seguito alle spinte autarchiche del fascismo, verranno italianizzati: Continental diventa Continentale, Imperial passa a Imperiale, Strand è tradotto in Lido). Non si parla solo di alberghi importanti, tra fine ‘800 e inizio ‘900 tutta l’Italia vive la spinta rivolta ad una clientela aristocratica. Sono personaggi che, per il fenomeno di emulazione, inducono molti altri a seguire il loro esempio. Il bisogno di sole e di luce è sempre più diffuso e si riflette anche nell'arte. Pittori e scrittori vanno alla ricerca di luoghi aperti e inondati di luce per trovare ispirazione. Al termine scompaiono i granduchi e arrivano le famiglie degli industriali, i parvenues, nuovi ricchi: sono loro a insistere per estendere l’apertura durante la stagione estiva. Nell’arco di pochi anni una popolazione soggetta a forti tassi di emigrazione, dedita a un’agricoltura povera e a una pesca faticosa entra in contatto con ricchi di tutto il   mondo   e   con Anno 1925 l’immigrazione di ritorno di chi ha fatto fortuna all’estero: una rivoluzione della vita sociale ed economica. Il turismo si afferma come principale attività economica. Anche il costume cambia: se nel 1901 le cabine di paglia servivano per non farsi vedere, nel 1925 tende di tela vengono usate solo per cambiarsi. Negli anni 20 sempre più famiglie scelgono la villeggiatura estiva: sono ospiti meno prestigiosi dei precedenti, ma pur sempre in grado di alimentare una florida economia. Nel settembre 1920 viene firmato il primo contratto di lavoro nazionale che prevede sei giorni di ferie annuali: è un grosso incentivo ai “bagni di mare” e una spinta al turismo in un periodo in cui la cultura del corpo e lo sviluppo dello sport vengono particolarmente enfatizzati. Negli anni tra le due guerre, con la nascita del turismo dopolavoristico, scolastico/giovanile, religioso, sportivo e con il diffondersi delle agenzie di viaggio, il turismo diventa un’attività sociale e, con il totalitarismo, le vacanze costituiscono quasi un dovere. Alla classe aristocratica con disponibilità praticamente illimitata di tempo e di denaro, cui si erano aggiunti funzionari di alto livello, si uniscono lentamente professionisti di varia estrazione. Il tracollo politico ed economico delle monarchie e delle aristocrazie europee fa sentire il suo effetto in due modi: alcuni trovano sui nostri lidi un “buen retiro”, altri ne sono definitivamente esclusi. Rimane intatta l’attrazione per gli artisti, “alla scoperta del mare” molti risiedono per lunghi periodi. Nel frattempo lo sforzo bellico ha impresso un nuovo impulso alle costruzioni automobilistiche e tra il 1920 e il 1930 la rete stradale consente all’autovettura di diventare il veicolo confortevole e veloce che permette di spostarsi ovunque, in modo autonomo, per lavoro o per svago: prende piede un nuovo modo di viaggiare. Ognuno può praticare il turismo a sua misura, quando meglio crede, con percorsi e mete che decide individualmente. La crescente diffusione degli autoveicoli fa sì che le vecchia strade,  progettate per il trasporto su carri o diligenze trainati da animali, sia del tutto superata. Vengono così  realizzate le camionali (ad indicarne la sua principale funzione commerciale). La Ford Model T, la prima vettura prodotta in grande serie utilizzando parti intercambiabili e la tecnica della catena di montaggio, era uscita dallo stabilimento di Detroit il 27 settembre 1908, ma ormai era un ricordo. Tutto da ricostruire e sognare, nasce la pubblicità, le industrie chiamano artisti di fama per dare fantasia al Paese. Quando non c’erano i consigli per gli acquisti e la televisione, il cartellone era una réclame densa, intensa, era cinema, pittura, poesia, realizzato dai migliori artisti. Arte della persuasione (i futuristi chiamavano i manifesti “Cartelli lanciatori”). I manifesti sono stati il primo strumento di comunicazione destinato alla borghesia, quella stessa che avrebbe reso meno elitario il mito delle vacanze estive in località balneabili, anche in questo caso per merito del progresso tecnologico, che con la litografia aveva reso possibile la produzione di multipli di stampa pubblicitaria. Arriva la bufera della seconda guerra mondiale, che colpisce tutto il territorio nazionale. Alla fine del conflitto il Piano Marshall prevede l’erogazione di fondi a favore dell’industria turistica e, unito al riconoscimento del turismo come  bisogno sociale, offre un aiuto al suo sviluppo. I nostri costituenti inseriscono nelle Disposizioni Generali della Costituzione, all’Articolo 9 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura … Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” (si ricorda che i primi 12 articoli esprimono le basi essenziali della Costituzione). Con la guerra i progressi dell’aereo hanno compiuto un deciso balzo in avanti. Ancora una volta la rivoluzione dei mezzi di trasporto, unita alla diffusione del progresso economico, offre la possibilità di effettuare viaggi ed escursioni velocemente ed in tutta sicurezza e cambia il volto del turismo. La diffusione dell’automobile e l’affermazione dei voli transcontinentali e transoceanici, i maggiori redditi individuali e le migliori condizioni tariffarie ampliano il mercato turistico. Il turismo, ormai considerato essenzialmente per la sua valenza economica, appare trasformato dall’aumento del reddito procapite e del risparmio individuale, dal processo di alfabetizzazione e di diffusione della cultura e della stampa (i libri ed i giornali ampliano la conoscenza e suscitano la curiosità), dall'acquisizione progressiva del diritto alle ferie pagate e, infine, dalle misure intraprese dai governi, consapevoli dell’importanza del fenomeno.  I viaggi aerei diventano sempre più economici e avvicinano località distanti. I grandi tour operator realizzano “pacchetti” con l’impiego di voli charter e crociere, e dirottano gran parte del business. Si diffonde la moda della vacanza in montagna. Il turismo non è più un lusso. Con la concorrenza sempre più spietata tra i tour operator e la possibilità di fare confronti grazie all’uso di internet, oggi viaggiare costa meno di un tempo ed è cambiato il modo di fare le ferie, adesso si fanno vacanze frazionate in periodi brevi. Altri paesi sono più aggressivi.  Al posto del turismo di lunga permanenza e residenziale è nato un turismo più breve, fatto di weekend e “ponti”. In     compenso    il turismo è diventato accessibile ad un numero sempre maggiore di persone sia per l’aumento del benessere globale che per la diversificazione dell’offerta. Il patrimonio costituito dal territorio, le tradizioni, la cucina, l’accoglienza, la capacità ricettiva costituisce un vantaggio sempre più rivalutato dagli abitanti dei grandi centri urbani. Qui possono trascorrere il loro tempo libero in un ambiente piacevole, sereno, tranquillo, facile da raggiungere, in grado di assicurare ragionevoli divertimenti senza esserne condizionati. La conservazione del fascino e prestigio e l’atmosfera elegantemente retrò della grande stagione della belle époque, non vive solo sul passato. Lo testimoniano l’intensa e animata vita culturale, gli eventi sportivi a terra e in mare, le attrezzature per la balneazione, l’attività escursionistica, l’offerta enogastronomica. Marsala possiede tali prerogative, un unicum che vale la pena di godere.




Pagine edite a Marsala, a cura di Fosco dei Foschi
Copyright © 2020 "Marsalapolis". All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu