Il baglio Inferno - Marsalapolis

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Il baglio Inferno

Lo straniero parla ma non comprende, il siciliano comprende ma non parla. Sono enigmi che ai non siciliani derivano, lo ha capito bene Andrea Camilleri, dall'ignoranza o dalla superficiale conoscenza della cultura siciliana (pensiero, comportamenti, modalità espressive, costumi) e della lingua per decodificarla. Lo straniero colto e intelligente può intuire, come Le Duc intuisce, che brigante rima quasi con gendarme, che i confini fra le attività delle due figure sono sfumati. Da E. Le Duc, Lettres sur la Sicile…

Il BAGLIO “INFERNO” IN CONTRADA PERIN0 – FRAZIONE DI MARSALA (37°49'00.0"N 12°33'00.0"E)

L'etimologia del termine “baglio” appare incerta, tuttavia è possibile considerare alcune ipotesi accreditabili:
• Derivazione dal tardo latino ballium (cortile circondato da alti edifici e muri);
• Derivazione da balarm (casa fortezza), ad indicare quei casali costruiti a difesa da attacchi corsari;
• Luogo in cui esercitava il suo ufficio, il Baiulo;
• Derivazione dall'arabo bahah (cortile);
Nel periodo romano, il termine divenne baille in Francia, con il significato di "luogo chiuso ma scoperto con peculiarità difensive", mentre in Inghilterra si trasformò in bailey con il significato di "mura esterne di un castello", "corte delimitata da mura". Il professor Ferdinando Maugeri ha trovato il termine ballium nel castello di Vicari (Sicilia) in manoscritti risalenti al 1194. In Sicilia, con baglio s'indica il cortile interno delle masserie (fattorie) mentre nella provincia di Trapani ha assunto il significato di "fortino" senza mai assumere le connotazioni di un castello. Nell’entroterra marsalese, il baglio (bagghiu, in lingua siciliana) è una fattoria fortificata con ampio cortile. La nascita del baglio coincise col fenomeno della colonizzazione delle fertili campagne già abbandonate dai nobili locali per effetto della scarsa redditività. Il fattore colonizzante ebbe impulso in modo particolare, con la vendita di quei feudi appartenuti al braccio secolare della Chiesa e posti in vendita dalla casa Savoia tramite corretti “bandi” diramati e pubblicizzati dalle varie prefetture. La vendita più recente, in ordine di tempo, fu quella effettuata dalla Mensa Vescovile di Mazara del Vallo per i feudi avuti in donazione dal patrizio marsalese Benedetto Genna. Storicamente, a ogni grosso feudo faceva riferimento un baglio che prendeva il nome del fondo terriero oppure del proprietario. Nel territorio rurale di Marsala si era raggiunta l’incredibile quantità di oltre sessanta strutture, buona parte di questi non sono più esistenti oppure sono ridotti a pochi e poveri ruderi. Il baglio, in dovuta sostanza, rappresentò sino all’inizio del ‘900 il polo attrattivo ed economico della crescente economia contadina e agraria, crollò del tutto tale forma di gestione economica con la cessazione della mezzadria. Il baglio era il fulcro della vita agricola, durante il periodo dei lavori stagionali sui terreni, si animavano di decine di unità lavorative: braccianti, carrettieri e garzoni, si stabiliva la paga giornaliera col proprietario e il compiere controllava i lavori per conto del padrone. Il baglio, di fatto, era una grande azienda dinamica e viva, aveva le sue ferree regole e per buona parte dell’anno “ove era prevista” vi abitava il proprietario con la famiglia e nei piani terreni alloggiava il “vignere” o vignaiuolo con la sua famiglia che garantiva la vigilanza e la manutenzione dell’intera struttura, oltre ad assistere e/o aiutare i proprietari nelle ricorrenti esigenze domestiche. Il Baglio era quindi dotato di numerosi alloggi, oltre a magazzini, cantina, palmenti, torchi a vite, stalle e depositi specifici per i raccolti. Lo schema tipico del baglio comprendeva una costruzione dal carattere introspettivo, vale a dire chiusa all'esterno e con le aperture tutte rivolte all'interno della corte. I mura perimetrali, senza aperture, facevano da protezione contro intrusi e malintenzionati, permettendo anche una difesa eventuale contro assalti di nemici. Un portone d'ingresso permetteva l'accesso al grande cortile anche alle carrozze e ai carriaggi da trasporto. In genere una parte dell'edificio a scopo abitativo aveva uno o più piani alti nei quali abitava il "padrone" e la sua famiglia. I piani bassi erano destinati ai contadini e al deposito delle provviste. All'interno del cortile erano anche le stalle. Altri locali servivano per il deposito degli attrezzi da lavoro e come ricovero delle carrozze padronali. I bagli sorsero mediamente in prossimità di sorgenti d'acqua e in posizioni dominanti, da dove era agevole il controllo del territorio circostante, di solito avevano una torre e presentavano un aspetto fortificato, con poche piccole finestre esterne in legno, munite d’inferriate, caditoie e aperture sottili chiamate “traditura”, ove in caso di assalto consentiva agli assediati di fare fuoco sugli assalitori senza esporsi. Tali corpose strutture erano costruite in muratura con pietrame minuto nei muri di cinta e rafforzi in conci di tufo. Lo spessore dei muri era piuttosto consistente, volte superavano il metro e mezzo. Le parti angolari dei muri, gli architravi e gli stipiti erano in pietra scolpita. Le pavimentazioni dei cortili interni erano rivestite di pietra, o di ciottoli di pietrame posti a taglio, generalmente era immancabile la chiesa padronale sistemata all'esterno o all'interno del complesso. I tetti erano realizzati con struttura portante in legno, con capriate "forbici", travi, listelli, mattoni in terracotta e tegole oppure orditura in legno, nei magazzini, nelle abitazioni si interponevano delle canne stagionate per tutti i solai al fine di garantire una temperatura interna temperata il tutto era ricoperto, alla fine, con tegole di argilla. I bagli dei grandi proprietari terrieri di forma quadrangolare con la corte chiusa su tutti i lati, comunicante all'esterno per mezzo di un grande portone di legno con chiodatura asimmetrica erano inseriti in un portale ad arco a sesto pieno ribassato, fornito di rosone di ferro battuto. A volte il portone era sormontato da un balcone. All'interno la parte signorile era divisa dalla parte rurale da un muro interno con una porta per comunicare. Alle volte la parte signorile o padronale era su due elevazioni cui si accedeva da una scala interna in muratura. Col tempo intorno al baglio si andarono a costruire altre case formando così, veri e propri borghi. I bagli contadini, invece, sorsero alla fine del 1800. Furono costruiti dai mezzadri che gestivano in proprio la terra avuta in concessione, la struttura del baglio contadino era di rettangolo, con finestre piccole ad alte, e con feritoie nei muri a scopo difensivo. L'interno era formato da una stalla, una cantina, un fienile e un vano per dormire e mangiare. Tutti i locali interni erano comunicanti e l'accesso avveniva da un solo grande portone, quello della stalla. Prendiamo ora in esame la struttura contadina comunemente conosciuta quale ”Baglio Inferno”, edificato nel 1893, sorse in contrada Perino al confine con Parecchiata Ambrogio (entrambe frazioni della città di Marsala); il prospetto principale era orientato in direzione di levante, la superficie dell’immobile era di oltre 400 mq, conteneva un vasto appartamento terraneo, un paio di magazzini e una stalla. All’esterno, stava un pozzo di acqua viva, all’interno del baglio una vasta vasca interrata per la raccolta dell’acqua piovana. Architettonicamente, non presentava eccezionali pregi, tranne gli interni dotati dei caratteristici archi in tufo di forma ogivale muti e resistenti testimoni della bravura di chi li eresse a strutture murarie portanti. Il sito del Baglio Inferno, dicevamo, trovò posizione al confine tra due contrade, quella di Perino e Parecchiata Ambrogio, la prima fa parte del territorio compreso nel terrazzato  di “Timpone Guddino” in direzione est, la Parecchiata Ambrogio ha una quota più bassa di parecchi metri e non presenta ostacoli naturali in direzione di levante. La Sicilia occidentale, periodicamente, è investita dal caldo e furioso vento dello Scirocco che spira dall’Africa e la cui velocità in molti casi supera i sessanta chilometri orari. Investe ogni cosa esistente nel suo corso e tra questi anche le porte e le finestre delle abitazioni collocate di fronte alla sua provenienza. In tal senso non erano risparmiati gli infissi del Baglio Inferno, i quali investiti direttamente dalle raffiche dello scirocco, all’interno dei locali gli spifferi erano amplificati a dismisura creando un’atmosfera simile a quella delle anime dannate dell’Inferno. “Testimonianza di Santa Josepha Menendez, vissuta in questo secolo descrisse l’Inferno, ascoltiamo dalla stessa Menendez la narrazione di qualche sua visita all'inferno: "In un istante mi trovai nell'inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte, e proprio come vi devono cadere i dannati. L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio, per poterlo odiare e maledire. L'anima mia si lasciò cadere in un abisso di cui non si poteva vedere il fondo, perché immenso... Ho visto l'inferno come sempre: antri e fuoco. Benché non si vedano forme corporali, i tormenti straziano le anime dannate (che tra loro si conoscono) come se i loro corpi fossero presenti. Fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre roventi e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate si infiggessero nel mio corpo. Ho sentito come se, pur senza riuscirci, si volesse strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembrava che uscissero dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non si può né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso. Gli orecchi sono come storditi dalle grida orrende e confuse che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e una ripugnante asfissia invade tutti, come se bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo”. Per i malcapitati che vi erano costretti ad abitarvi, tra la solitudine del posto e quei falsi lamenti strazianti e innaturali creati dalla fantasia ormai turbata di coloro che vi stavano, spingeva istintivamente alla paura di trovarsi immersi tra le anime perse dell’inferno. Nel baglio, nel corso degli anni ’20, vi fu una stazione dei Carabinieri, (sino ad alcuni decenni fa era possibile ancor vedere le quattro celle di sicurezza ove erano custoditi gli arrestati) inoltre negli anziani, è ancora vivo il ricordo del “Prefetto di Ferro” Cesare Mori, che transitò per queste contrade col Battaglione Mobile dei Carabinieri che lo supportava, alle sue operazioni antimafia è associata la Stazione dei Carabinieri di Perino dove alcuni sospettati possono aver subito i trattamenti poco ortodossi del “Prefetto” nel corso degli interrogatori. Sommando quindi, lo stato di restrizione, l’impossibilità ad abbandonare il posto, gli interrogatori a suon di legnate da parte degli inquisitori, le notti passate in celle d’isolamento, il contributo spaventoso del vento creatore dei lamenti, ha contribuito a creare il mix perfetto della paura. La somma di tutto, condusse i malcapitati a immaginarsi nell’anticamera dell’Inferno se non proprio nell’Inferno stesso.   Successivamente, col riordino delle Stazioni CC.. quella di Perino fu soppressa e successivamente per alcuni anni dopo fu sede di distaccamento delle locali Guardie Campestri, anche loro col tempo risentirono della mutazione creatasi nel contado e destinarono la loro professione ad altre attività. Il baglio tornò a essere al servizio del fondo rustico subendo il frazionamento in subordine all’estensione della quota parte di terreno agricolo dei nuovi proprietari. In atto rimangono solo dei ruderi.
In origine la struttura fu fatta edificare dal primo proprietario dell'intero fondo, un tale Arini. In seguito alla lottizzazione, il baglio fu razionato e non avendo più un solo proprietario risenti di tale mancanza e col tempo la struttura muraria è collassata. L'opera, priva di soggetti architettonici di pregio, è attribuita al secolo scorso, attualmente è proprietà di due pastori e vi custodiscono le loro pecore.

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Pagine edite a Marsala, a cura di Fosco dei Foschi
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